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Galleria di Fetone

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L’imponente galleria, prestigiosa sala di rappresentanza, possiede eleganti specchiature con festoni che si alternano alle finte finestre sia su una delle pareti lunghe che sull’opposta, dove si inseriscono grandi ghirlande e le due porte, di cui solo una praticabile.

Una delle pareti brevi, con una porta di comunicazione con l’appartamento e una dipinta, è dominata da una preziosa figuretta settecentesca e da un medaglione con ritratto, pendant di un analogo sul lato opposto; qui la decorazione completata da un’illusiva scalinata e grandi vasi con ghirlande di fiori e foglie, altre ghirlande collegano con disinvoltura le colonne.
Il finto colonnato sostiene la trabeazione con soprastante balaustra a transenne su cui si imposta la volta; alla base invece si dispongono con elegante naturalezza gruppi sacrficali con tripodi avvolti nei fiumi e vestali liricamente raccolte, negli angoli sirene e stemmi: figurazioni tutte di una certa qualità che possono essere frutto della collaborazione del pittore figurista.
La volta è suddivisa in tre zone, riservando la cupola sfondata alla parte centrale con la scena realizzata da Giani di Apollo che affida il carro del sole a Fetonte, con personaggi fortemente scorciati e con l’irruenza controllata che diverrà il leit-motif di tante composizioni.

Purtroppo perduta è la parte terminale della scena con la fuga delle tenebre il putto che raccoglie le ultime stelle e il mare sullo sfondo. Barozzi e Giani, il quadraturista bolognese, per l’organizzazione scenografica e il figurista intervengono nella finta cupole sfondata in maniera strettamente complementare tanto da conferire un aspetto omogeneo a un insieme teatrale e solenne, prodotto di una concezione culturale non ancora affrancata della menalità del ‘700, mentre già trapela il presentimento del prossimo neoclassicismo.

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