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Chiesa di Santa Maria Vecchia o Foris Portam

Piazza Santa Maria Vecchia; Avanzi del VI-VII sec. chiesa cimiteriale poi Monastero dei Benedettini, ricostruita nel 1655 dai cistercensi, campanile del X-XI sec.

s.maria foris portam.jpg

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Questa chiesa, di origini antichissime, ha subito nel tempo diversi rimaneggiamenti e cambiamenti di nome.
Già chiamata nella metà del 1400 “S.Maria foris portam” o “Dell’angelo”, perché situata fuori delle mura manfrede, ora S.Maria ad Nives o di S.Severo, è comunemente chiamata dai faentini “S.Maria Vecchia” per distinguerla dall’attuale “S.Maria Nuova” o “dell’Angelo”.
La storia della chiesa è legata ai diversi ordini religiosi che nel tempo ne furono i proprietari: nel 740 fu affidata ai monaci benedettini, i quali nel 1168 la cedettero ai monaci di Fonte Avellana. Questi restarono fino al 1515, quando la chiesa venne ceduta ai monaci cistercensi, i quali si trasferirono nel 1778 nella chiesa di S. Maria Nuova. Oggi è chiesa parrocchiale.
E’ ancora oggi molto discussa l’ipotesi che, per un certo periodo, fosse la prima cattedrale della città, poi trasferita definitivamente all’attuale basilica.
La chiesa, come si presenta oggi, mostra una certa diversità di stili, per aver subito nel tempo restauri e rimaneggiamenti, il più radicale dei quali avvenne nel 1655 a opera di Bartolomeo Sauli, il quale iniziò il lungo cantiere di rinnovamento, invertendo l’orientamento, che nelle chiese paleocristiane aveva l’altare a oriente e l’ ingresso a occidente, ampliando molto gli spazi (dall’originale navata unica si passò alle tre navate), e creando, dove c’era l’abside, un ingresso monumentale preceduto da un  portico.
Ai lati dell’ingresso si possono ammirare le due bellissime colonne di breccia africana, di tipo romano tardo-imperiale, munite di splendidi capitelli bizantini finemente scolpiti, di epoca teodosiana, databili intorno al sesto secolo.
Oggi l’interno stupisce per l’ariosità e la maestosità, e custodisce numerose opere d’arte. La prima cappella di sinistra, dedicata a S.Vincenzo de Paoli, è dotata di  una pala raffigurante la Madonna in trono con santi, eseguita nel 1522 dall’imolese Gaspare Sacchi.
Segue la Cappella dell’Angelo Custode, eretta a cura della nobile famiglia Selvaggiani, con al centro il dipinto settecentesco del faentino Tommaso Missiroli, ora sostituito da una fedele copia del 1881 del pittore Savino Lega.
Segue la cappella della SS.Trinità, con un’ancona lignea chiaramente incompiuta che racchiude il dipinto sempre del faentino Missiroli, e destinata a custodire le reliquie di S.Pier Damiani, poi trasferite in Cattedrale.
Ai lati dell’altare maggiore troviamo la cappella di S. Severo a sinistra e S.Bernardo a destra, mentre al centro la monumentale ancona di marmi policromi della cappella maggiore offre una suggestiva visione dello spazioso presbiterio, e custodisce la copia della miracolosa immagine della Madonna dell’Angelo, poiché l'originale fu trasferita dai monaci cistercensi nel 1778 in S.Maria dell’Angelo.
Nella navata di destra troviamo la Cappella di S.Pier Damiani, luogo in cui la tradizione vuole che qui sia morto il santo nel 1072; opera di stile neoclassico dell’architetto faentino Girolamo Conti nel 1858, con affreschi a tinta monocroma rappresentanti episodi di vita del santo, e al centro la statua in terracotta del brisighellese Filippo Galli, che rappresenta il venerato Padre della Chiesa.
La cappella del SS. Crocifisso, eretta nel 1745 con la ricchezza del gusto tardo barocco, col Redentore nel momento spasmodico dell’agonia, precede l’ ingresso verso il campanile della basilica.

Il campanile

Particolare importanza architettonica assume il campanile, la cui datazione è da attribuirsi fra il IX e il X secolo, e lo stile è quello cosiddetto protoromanico.
Su una base di sezione quadrangolare, munita di speroni, si sviluppa con una pianta ottagonale, con anima interna cilindrica e rampa fra le due strutture, provvista di luci a salire, prima a monofore, poi a bifore, e infine a trifore negli otto lati delle due celle terminali.
La prima di queste, a crociera, costruita nell’anno 1000, su sei colonnette che sorreggono una bellissima volta stellata, e adibita (come in genere le cripte romaniche) a riti religiosi, è dedicata a S.Pier Damiani, il quale, durante la sua permanenza a Faenza si recava a pregare in questo luogo, mentre la seconda è la vera cella campanaria.
Il campanile, fortemente danneggiato nella parte alta durante l’ultimo conflitto mondiale, è stato ricostruito fedelmente, così come le cinque campane, in parte fuse e utilizzate ad uso bellico, che presentano interessanti scritte in latino che ne richiamano la storia, il nome e la dedica.
La torre, la cui altezza è oggi di mt. 51,20 alla sommità della croce e di mt. 48 alla cornice di gronda, offre ai visitatori uno dei più alti e suggestivi punti di visuale del panorama faentino.

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