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Palazzo Gessi

Corso Mazzini 54

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Palazzo Gessi risale al penultimo decennio del’700, venne commissionato dal conte Giuseppe Gessi che incaricò per il progetto l'architetto faentino Giuseppe Pistocchi.
Alla semplicità del bugnato liscio del piano terreno intervallato da semplici finestre, fa seguito la maggior ricchezza del secondo piano con finestre a timpani triangolari e curvi, oltre alla paraste con capitelli corinzi arricchiti, che scandiscono le superfici fino al cornicione.
In asse col portone centrale, il balcone poggia su mensole di sostegno a testa di leone, elementi modellati da Trentanove. Del solenne palazzo neoclassico purtroppo non resta che il corpo prospiciente il corso, perché la parte posteriore, danneggiata dalla guerra, fu sostituita da un nuovo corpo negli anni’60. Alla seconda fase di realizzazione, da collocare nel 1813, appartengono invece le decorazioni di altri tre ambienti: la Sala di Ercole ed Ebe, la suggestiva camera da letto o Sala di Diana con la dea sul cocchio sul fondo blu del cielo stellato e la vicina saletta delle quattro parti del mondo

In occasione delle nozze del conte Antonio Gessi con Laura Bolognini Amorini venne affidata a Felice Giani la decorazione dell’appartamento nobile, al primo piano. Nel Taccuino la commissione è registrata puntualmente nell’anno 1813. La decorazione dei cinque ambienti venne ultimata nel dicembre del 1813, come risulta dalla scritta nella Sala di Ercole.

Nel 1971, la Soprintendenza ai Beni Artistici procedette allo strappo delle decorazioni di due intere sale. Solo qualche traccia dell’ornato monocromo rimane nella collocazione originaria, mentre parte di quanto strappato è in deposito presso il Museo di Palazzo Milzetti, a Faenza.

La statua di Ercole,in una nicchia dello scalone, e i putti reggistemma sulla facciata sono opera in stucco di Antonio Trentanove. Si datano intorno al 1786, al tempo della costruzione del palazzo e dalla più intensa collaborazione fra lo scultore e l’architetto Pistocchi.

Nella sala di Amore e Psiche, erano presenti quattro riquadri che vennero strappati nel 1971 (Psiche trasportata da Zefiro nella dimora di Amore, Psiche contempla Amore addormentato, Psiche al cospetto di Venere e Psiche risvegliata da Amore). Il tema, tratto dall’Asino d’oro di Apuleio, è uno dei temi narrativi più cari all’estro di Felice Giani che l’ha illuminato, con molte varianti, a Roma, Bologna, Faenza e Modena.

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